Molti progetti di marketing cominciano dall’elenco delle attività: tre post a settimana, due campagne, una newsletter mensile.
È un modo rassicurante di partire, perché sembra concreto fin dal primo giorno.
Tuttavia quell’elenco risponde a una domanda che nessuno ha ancora posto: dove conviene concentrare le forze di questa azienda, adesso.
Senza quella risposta le attività restano corrette e scollegate, e dopo sei mesi diventa impossibile capire quale abbia funzionato.
FARO comincia da lì. Nelle righe che seguono trovi le quattro fasi, con quello che succede in ciascuna e quello che ricevi alla fine.
Ogni azienda che ci contatta porta una domanda diversa.
Alcune vogliono farsi trovare su Google, altre hanno un prodotto nuovo da lanciare, altre ancora sentono che la comunicazione non rispecchia più quello che sono diventate.
Il punto di partenza cambia sempre; il modo di affrontarlo resta lo stesso.
Factory Communication lavora con un metodo strutturato in quattro fasi, che si chiama FARO.
Nasce da una convinzione semplice e impegnativa: la tecnologia e le competenze servono a liberare tempo e attenzione per il lavoro che conta davvero, invece che a moltiplicare le attività.
È il modo in cui traduciamo in pratica un approccio etico al business.
Da questa pagina puoi risalire alle nostre aree di consulenza, ai settori in cui lavoriamo e ai progetti già realizzati. Il metodo è lo stesso ovunque, e cambia soltanto la materia su cui si applica.
Decidiamo insieme su che cosa concentrare le forze.
Analizziamo i dati che l’azienda già possiede — vendite, ricerche, contatti, comportamento dei clienti — e li usiamo per arrivare a una scelta, invece che a un rapporto.
Qui l’azienda rinuncia a qualcosa, ed è la parte più difficile.
Trasformiamo la scelta in un progetto.
Canali, contenuti, tempi, responsabilità e criteri di misurazione trovano una struttura che regge nel tempo, con le dipendenze esplicite fra un elemento e l’altro.
Eseguiamo. Contenuti, campagne, implementazioni tecnologiche, formazione delle persone che nell’azienda lavoreranno con questi strumenti.
Il trasferimento di competenza fa parte del lavoro dall’inizio, così l’azienda resta autonoma su quello che le compete.
Misuriamo quello che è accaduto, correggiamo, ed estendiamo ciò che ha funzionato.
Ogni intervento entra in una finestra di sei settimane prima di essere valutato, perché prima di quel termine i numeri raccontano più rumore che risultato.
Una focalizzazione è efficace quando l’azienda sa dire a chi rinuncia. Se la risposta alla domanda “chi è il vostro cliente” comprende tutti, la focalizzazione manca.
Il segnale opposto è altrettanto leggibile: le persone dell’azienda descrivono l’offerta con le stesse parole, e i clienti la ripetono spontaneamente.
Architettare, realizzare e amplificare producono valore in proporzione alla qualità della decisione presa in apertura.
Un piano eccellente su una direzione sbagliata resta un piano eccellente e un investimento perduto.
Per questo la fase F riceve più tempo di quanto la maggior parte dei progetti le conceda.
Focalizzare significa scegliere, e scegliere significa lasciare andare qualcosa: un pubblico che non è davvero il proprio, una linea di prodotto che assorbe attenzione senza restituirla, un canale presidiato per abitudine.
La decisione resta dell’imprenditore, perché nessuno conosce l’azienda meglio di chi la guida; il nostro contributo è il metodo, i dati e le domande giuste.
Da questa impostazione discende una conseguenza che preferiamo dichiarare in anticipo.
Quando una direzione rende meno di quanto costa, lo diciamo.
E quando un progetto richiede competenze che stanno fuori dal nostro perimetro, lo diciamo con la stessa chiarezza: preferiamo un no argomentato a un sì di comodo.
Lo diciamo nel primo incontro, prima di qualsiasi proposta. Valutiamo se le competenze richieste rientrino nel nostro perimetro e se l’azienda sia nella condizione di ottenere un risultato.
Quando la risposta è negativa lo spieghiamo con le ragioni, e dove possibile indichiamo a chi rivolgersi.
Sì, ed è la dimensione in cui rende di più. In un’azienda fra venti e cento dipendenti le decisioni di marketing arrivano ancora sul tavolo di chi guida, quindi una scelta di focalizzazione produce effetti rapidi su tutta l’organizzazione. Le quattro fasi restano le stesse; cambia la profondità di ciascuna.
La fase F occupa in genere le prime settimane e si chiude con una decisione condivisa. Architettare richiede un tempo proporzionato all’ampiezza del progetto. Realizzare è la fase più lunga e procede per rilasci successivi. Ottimizzare comincia sei settimane dopo il primo rilascio e prosegue a cicli regolari.
In ciascuna fase un deliverable riconoscibile: la mappa delle opportunità con le priorità, il piano con gli indicatori, gli asset pubblicati e la formazione al tuo team, il confronto fra attese e risultati reali. Ogni documento resta di proprietà dell’azienda.
La fase O esiste proprio per questo. La finestra di sei settimane serve a distinguere un risultato che sta maturando da una direzione da correggere, e il confronto a paniere fisso mostra che cosa sia cambiato davvero. Quando la correzione è necessaria si torna alla fase A, con i dati raccolti nel frattempo.
Il primo incontro applica già la fase F: guardiamo insieme la situazione e ti diciamo con franchezza se possiamo esserti utili.
Nessun impegno, nessuna presentazione da ascoltare.