Ogni mese la tua azienda pubblica.
Qualcuno mette un like, qualche contenuto va meglio degli altri, e alla fine del trimestre resta una domanda semplice a cui è difficile rispondere: che cosa ha portato tutto questo?
La differenza fra una presenza social che costa e una che rende sta quasi sempre prima della pubblicazione, nella scelta di quali canali presidiare davvero, di che cosa dire e di che cosa misurare.
Nelle righe che seguono trovi come lavoriamo, che cosa comprende il servizio e da che cosa dipende l’investimento.
Sono le tre cose che un imprenditore vuole sapere prima di decidere.
Quasi tutte le aziende arrivano allo stesso punto. I canali esistono, la pubblicazione è regolare, le persone che se ne occupano sono capaci.
Poi la crescita si appiattisce, e la conversazione interna si sposta su quanto costa tenerli aperti.
Nella nostra esperienza il motivo è quasi sempre lo stesso: i canali sono stati aperti uno alla volta, per ragioni diverse, e non hanno mai ricevuto un disegno comune.
Instagram racconta il prodotto, LinkedIn parla ai clienti, Facebook resta perché c’era.
Ognuno funziona a modo suo, quindi nessuno lavora per gli altri.
Un servizio di social media marketing serve a questo: dare ai canali una gerarchia, un compito e un modo di misurare i risultati.
Quando la domanda che ti poni riguarda invece se convenga investire sui social e come misurarne il ritorno, il posto giusto è la consulenza strategica sui canali social.
Il servizio accompagna sia chi ha già una presenza social sia chi la costruisce adesso.
Queste sono le situazioni che incontriamo più spesso.
Le quattro fasi restano le stesse su ogni competenza: è ciò che permette di confrontare con lo stesso metro i risultati di ambiti molto diversi fra loro.
Ciascuna fase del metodo FARO lascia all’azienda un documento che resta anche a progetto concluso.
Ascolto dell’azienda, analisi dei canali attivi e delle conversazioni di settore, definizione di che cosa significa un buon risultato. Da qui esce la gerarchia dei canali.
Piano editoriale, format ricorrenti, tono di voce e regole di pubblicazione. La struttura che rende il lavoro ripetibile anche quando cambiano le persone.
Produzione, pubblicazione e presidio quotidiano delle conversazioni. È la fase visibile, e rende bene quando le due precedenti sono state fatte con cura.
Lettura dei dati, correzione dei format che rendono meno, amplificazione di quelli che funzionano. Ogni trimestre il piano si aggiorna su ciò che i numeri hanno mostrato.
Un servizio di social media marketing comprende la strategia dei canali, il piano editoriale, la produzione dei contenuti, la pubblicazione, il community management e la misurazione dei risultati.
L’advertising a pagamento e le collaborazioni con i creator si aggiungono come attività distinte, con budget e obiettivi propri. Il perimetro si definisce sui canali che l’azienda decide di presidiare davvero.
Strategia, contenuti, community e misurazione cambiano forma su ogni piattaforma, perché ciascuna ha un pubblico, un formato e un ritmo propri. Su ogni canale trovi che cosa comprende il lavoro.
Racconto visivo del prodotto e delle persone, formati verticali, relazione diretta con la community.
Presidio della relazione locale, gruppi, eventi e conversazione con il pubblico già acquisito.
Posizionamento professionale, contenuti di competenza, relazione commerciale nel B2B.
Ricerca visiva e intenzione d’acquisto lunga, con contenuti che continuano a lavorare nel tempo.
Video brevi, formati nativi e crescita organica dove l’algoritmo premia la costanza.
Contenuti lunghi, ricerca interna e archivio che alimenta anche il sito.
Presidio della scheda, gestione delle recensioni e presenza nelle ricerche di chi cerca vicino a sé.
Ogni progetto ha un piano editoriale trimestrale: temi, format ricorrenti, canali e date, in un solo documento condiviso con te.
Da lì si vede in anticipo che cosa esce e quando, il lavoro di chi pubblica smette di dipendere dall’ispirazione del lunedì mattina, e le persone del tuo team sanno con settimane di margine che cosa serve preparare.
Programmazione e lettura dei dati sono affidate a strumenti automatici, così le ore risparmiate tornano a chi le può spendere meglio: capire un cliente, immaginare un contenuto, decidere
Si valutano quattro elementi: il metodo di lavoro dichiarato, gli indicatori che il fornitore propone di misurare, la conoscenza del settore e la chiarezza sul perimetro delle attività.
Un fornitore solido spiega che cosa comprende il servizio, in quanto tempo si vedono i primi risultati e che cosa resta in carico all’azienda, prima ancora di parlare di contenuti.
Un progetto social si costruisce sulla situazione dell'azienda, quindi l'investimento si definisce dopo l'analisi. Questi sono gli elementi che lo determinano.
Due canali seguiti bene richiedono meno di cinque canali seguiti a metà. La gerarchia decisa nella prima fase incide più di ogni altra variabile.
Un piano che vive di grafica e testo ha un peso diverso da uno costruito su fotografia e video girati in azienda. È la voce che si muove di più.
Pubblicare ogni settimana e rispondere entro poche ore sono due impegni distinti, e si concordano separatamente.
Finanza, legale e alimentare hanno regole di comunicazione proprie. Rispettarle richiede un passaggio di verifica che entra nel perimetro.
I primi segnali leggibili arrivano in genere entro tre mesi, i risultati stabili su un orizzonte da sei a dodici. Un progetto pensato sull'anno rende più di dodici mesi acquistati uno alla volta.
Le campagne di advertising e le collaborazioni con i creator restano voci separate, con budget dedicato: è l’unico modo per capire che cosa ha prodotto la gestione dei canali e che cosa ha prodotto la spesa pubblicitaria.
Il metodo resta lo stesso; cambiano il linguaggio, i canali che rendono e le stagionalità.
Instagram e TikTok raccontano il piatto e la sala, le recensioni fanno il resto. Il presidio locale conta più della copertura ampia.
La domanda ricorrente è come aumentare le prenotazioni dirette. Contenuti, recensioni e creator del territorio lavorano insieme.
Lancio delle collezioni, contenuto video e ricerca visiva. Instagram, TikTok e Pinterest coprono momenti diversi dello stesso percorso.
LinkedIn è il canale naturale, e la comunicazione segue regole deontologiche precise. Conoscerle è il primo requisito.
Strategia dei canali, piano editoriale, produzione dei contenuti, pubblicazione, community management e misurazione. Advertising e collaborazioni con i creator sono attività distinte, che si aggiungono quando servono e con budget separato.
Dipende da dove si trova il tuo pubblico e da che cosa hai da mostrare. Un’azienda B2B trova su LinkedIn conversazioni che altrove restano assenti; un ristorante vive del contrario. La scelta si fa nella prima fase: quando i canali esistono si parte dai loro dati, quando l’azienda nasce adesso si parte dal pubblico e dalle conversazioni già presenti nel settore.
Con indicatori scelti prima di iniziare e coerenti con l’obiettivo: contatti generati, prenotazioni dirette, richieste in arrivo dai canali, qualità delle conversazioni. Il numero di follower resta un dato di contorno.
Su canali già attivi i primi segnali leggibili arrivano di solito entro tre mesi. Un canale aperto da zero chiede qualche settimana in più, perché il pubblico si costruisce prima di potersi misurare. In entrambi i casi un quadro stabile richiede da sei a dodici mesi: le piattaforme premiano la costanza più del singolo contenuto.
La gestione costruisce la presenza e la relazione nel tempo. L’advertising acquista visibilità su un pubblico definito, con budget e obiettivi propri. Le due attività rendono bene insieme e restano misurate separatamente.
Entrambe le formule funzionano. Possiamo occuparci dell’intera produzione, oppure formare le persone che già lavorano in azienda e restare sulla strategia, sui format e sulla misurazione.
Sì, ed è la scelta che rende di più. I contenuti social alimentano il sito, il sito raccoglie le richieste e la ricerca organica intercetta chi cerca in modo attivo. I tre piani si costruiscono insieme.
L’accesso ai canali, le informazioni su prodotti e novità, e una persona di riferimento che valida i contenuti. Il resto lo gestiamo noi, con il calendario concordato all’inizio.
Una call di trenta minuti per guardare insieme i canali che hai già attivi, capire che cosa stanno producendo e dirti con franchezza dove conviene intervenire per primo.