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La prima decisione riguarda chi parla, non quanto spende
Il primo passo di una campagna raramente riguarda i profili.
Riguarda chi conviene far parlare:
Sono cinque strade diverse, con costi, tempi e prove differenti, e ognuna risponde bene a un obiettivo e male agli altri.
Qui sotto trovi le cinque specializzazioni, il metodo con cui le teniamo insieme e i criteri per capire da quale parte cominciare.
Il modo più comune di cominciare è partire dal formato. Si decide che serve una campagna con influencer, si cercano profili, si concorda un compenso, escono i contenuti.
Il risultato è un blocco di attività che vive per conto proprio, con numeri che nessuno riesce a collegare agli obiettivi dell’azienda.
Il problema nasce prima. Le persone parlano di una marca in modi che non si equivalgono:
Sono tre forme di credibilità diverse, e producono effetti diversi.
Quando il formato viene scelto prima dell’obiettivo, capita la cosa peggiore: la campagna funziona, e nessuno sa dire a che cosa sia servita.
Il materiale non viene riutilizzato perché mancano i diritti, i risultati non si confrontano perché mancava il metro, e l’anno successivo si riparte da zero.
Lavoriamo con imprese che hanno un prodotto valido e vogliono farlo raccontare da persone credibili, con un orizzonte più lungo della singola uscita.
FARO è il metodo con cui affrontiamo ogni progetto. Qui tiene insieme le cinque specializzazioni: qualunque sia la strada scelta, le fasi e gli indicatori restano gli stessi, e questo rende confrontabili campagne diverse.
Definiamo l’obiettivo in una frase e l’indicatore che lo verifica. Da qui discende quale delle cinque specializzazioni conviene, e in quale combinazione.
Costruiamo il progetto: profili o clienti da coinvolgere, brief, formati, calendario, accordi con compenso, diritti d’uso e obblighi di trasparenza.
Seguiamo produzione e pubblicazione con revisioni concordate, tenendo la relazione con tutte le persone coinvolte, così l’azienda ha un interlocutore solo.
Leggiamo i risultati sugli indicatori decisi all’inizio, spostiamo risorse dove rendono, e diamo seconda vita ai contenuti migliori in advertising e sui canali dell’azienda.
Comincia dall’obiettivo e dall’indicatore che lo misura, prosegue con la scelta della specializzazione e dei profili, il brief, gli accordi con i diritti d’uso, la produzione dei contenuti e la loro pubblicazione.
Chiude con la lettura dei risultati e il riuso del materiale migliore in advertising e sui canali dell’azienda.
Si paga il pubblico: profili con una comunità che si fida, dal nano al mega.
Serve quando l’obiettivo è farsi conoscere o ottenere una raccomandazione credibile.
Si paga la produzione: contenuti girati da chi conosce il linguaggio delle piattaforme, riutilizzabili in advertising con i diritti concordati.
Si raccoglie ciò che i clienti girano già, con il consenso che permette di riutilizzarlo. Il contenuto costa poco e regge bene come creatività pubblicitaria.
Voci radicate in un territorio, per portare persone dentro un luogo fisico in tempi brevi.
Il perimetro è geografico e attraversa tutti gli altri formati.
Relazioni continuative invece di campagne: ambassador di marca, collaboratori che raccontano l’azienda, comunità proprietarie da costruire nel tempo.
Nella maggior parte dei progetti la risposta non è una sola specializzazione.
Un lancio può cominciare con profili ampi per farsi vedere, proseguire con creator che producono il materiale da mettere in advertising, e consolidarsi con i contenuti dei clienti che arrivano dopo i primi acquisti.
La combinazione si decide sull’obiettivo, e il metodo resta lo stesso in tutte e tre le fasi.
Dall’obiettivo per:
Spesso conviene combinarne due.
Ogni specializzazione ha una struttura di costo propria, e tutte condividono le stesse variabili di fondo.
Il compenso delle persone coinvolte cambia molto fra un profilo ampio e un cliente che riceve un riconoscimento; il lavoro di progettazione e misurazione resta invece confrontabile.
I dati sui contenuti arrivano entro pochi giorni dalla pubblicazione; gli effetti su notorietà e ricerche di marca chiedono mesi. Definiamo il perimetro in un incontro, poi mettiamo per iscritto che cosa comprende.
Il metodo resta lo stesso; cambiano le domande che le persone si fanno, i canali che rendono e i tempi della decisione. Questi sono i quattro ambiti in cui abbiamo la profondità maggiore.
Ristoranti, catene e produttori: profili locali che portano persone dentro un locale, e contenuti dei clienti che restano come prova per chi cerca dove andare.
Strutture ricettive e destinazioni: il racconto in prima persona di un soggiorno è la forma di prova più efficace per chi sta scegliendo dove andare.
Marchi di abbigliamento, accessori e beni di alta gamma: la coerenza fra il mondo della persona e quello del marchio conta più della dimensione del pubblico.
Istituti, società di consulenza e studi professionali: qui la comunicazione con creator chiede competenza verificata e attenzione alla conformità.
La sede legale è a Milano e quella operativa a Crema, e una parte dei progetti nasce sul territorio lombardo: ristorazione, retail, produzione.
Lavorare vicino aiuta quando servono riprese in luogo, presenza a un evento o una rete di profili radicati in una provincia.
Sul resto d’Italia e sui progetti esteri lavoriamo a distanza, con lo stesso metodo.
Sei creator verticali su anime, manga e cultura giapponese, quarantadue contenuti fra reel e stories dal 26 febbraio al 29 marzo 2025.
Sviluppo dell’ambassador Luigi Contessi, con:
Campagna sul menu gluten free costruita sui contenuti prodotti dai clienti del locale.
La dimensione conta meno della chiarezza dell’obiettivo. Una campagna con profili piccoli su un territorio circoscritto è alla portata di un’attività singola; un progetto continuativo su più specializzazioni chiede una struttura più solida.
Sì, ed è la situazione più frequente. In quel caso teniamo noi il coordinamento con le persone coinvolte, e l’azienda ha un interlocutore solo per tutte le fasi.
Sui lavori fatti e sulla qualità della comunità, non sui numeri di profilo: crescita nel tempo, provenienza geografica, rapporto fra visualizzazioni e interazioni, collaborazioni precedenti nel settore.
Con gli indicatori concordati prima della partenza: reach e visualizzazioni per chi ha visto, interazioni per chi ha reagito, link tracciati, codici dedicati e ricerche di marca per chi ha agito.
Dalla definizione dell’obiettivo alla prima pubblicazione passano in genere alcune settimane, che si allungano quando servono riprese in luogo o accordi con più persone.
Si può cominciare da una sola. Alcune combinazioni rendono più della somma delle parti, tuttavia partire da un perimetro stretto permette di misurare prima di allargare.
La specializzazione scelta, il numero di persone coinvolte, la quantità di contenuti, l’ambito dei diritti d’uso, la durata e la profondità della misurazione. Il perimetro si definisce sul progetto.
Gli obblighi previsti dalle linee guida AGCOM entrano nel contratto e nel brief, e la loro applicazione viene verificata su ogni contenuto prima e dopo la pubblicazione.
Un incontro serve a capire che cosa vuoi ottenere, in quanto tempo e con quali risorse. Da lì esce quale delle cinque specializzazioni conviene, sola o combinata, e su quali indicatori misurare.