
Abbiamo chiesto a ChatGPT chi consiglia per la consulenza di brand identity. Il nostro nome non c’era.
Ecco il metodo con cui l’abbiamo verificato, perché il volume di ricerca non basta più a decidere cosa scrivere, e come potete rifare la stessa misurazione sul vostro settore.
Partiamo dalla fine, perché è la parte più scomoda.
Il 14 agosto 2026 abbiamo posto a ChatGPT una domanda che un potenziale cliente potrebbe fare in qualsiasi momento: dove trovare servizi di consulenza per la brand identity aziendale.
ChatGPT ha risposto citando nove fonti e nominando quattro realtà. Factory Communication non era fra le nove fonti. Non era fra i quattro nomi.
Zero su nove.
Non stiamo dicendo di essere invisibili alle AI in generale: sarebbe un’affermazione che non abbiamo misurato e che non avrebbe senso fare.
Su quella singola domanda, in quel singolo giorno, con quel singolo modello, il risultato è zero.
Ma è un numero preciso, verificabile e ripetibile — ed è il punto di partenza di un lavoro che abbiamo appena cominciato.
Questo articolo racconta come ci siamo arrivati, cosa abbiamo capito sul modo in cui i modelli scelgono chi nominare, e come potete rifare la stessa verifica sul vostro settore.
Cosa sono le citazioni AI
Quando un modello generativo risponde a una domanda che riguarda prodotti, servizi o fornitori, non inventa: consulta pagine web e costruisce la risposta a partire da quelle. Le pagine consultate sono le citazioni, e i nomi che compaiono nel testo sono le menzioni di marca.
Sono due cose diverse e vale la pena tenerle distinte.
Una citazione è una fonte: il modello ha letto quella pagina. Una menzione è un nome che compare nella risposta letta dall’utente. Si può essere citati come fonte senza essere nominati, e — più raramente — nominati senza essere citati.
Per un’azienda, entrambe contano. La menzione è quella che il potenziale cliente vede. La citazione è quella che spiega perché quel nome è comparso, e quindi quella su cui si può lavorare.
Si possono vedere le citazioni AI in Google Search Console?
È una delle domande che le persone si fanno più spesso su questo tema, e la risposta breve è no.
Search Console misura le prestazioni del vostro sito nella ricerca di Google: impressioni, clic, posizione media, query.
Copre anche il traffico che arriva dalle pagine con AI Overview, ma non vi dice se ChatGPT, Gemini, Perplexity o Claude vi hanno nominato rispondendo a un utente.
Quelle conversazioni avvengono altrove e non producono, di norma, alcun dato dentro gli strumenti di Google.
Lo stesso vale per Google Analytics: potete vedere il traffico di referral da chat.openai.com o da altri domini quando l’utente clicca un link, ma la stragrande maggioranza delle risposte AI non genera clic. Il nome viene letto, valutato, e la conversazione prosegue nella chat.
È un problema che assomiglia molto a quello degli AI Overview, di cui abbiamo già scritto in un caso studio dedicato: si può essere primi su Google e ricevere zero clic. Qui la questione è ancora più radicale, perché non esiste nemmeno una SERP da guardare.
Se volete sapere se le AI vi nominano, dovete chiederglielo. Non esiste una scorciatoia dentro gli strumenti che già usate.
Come misurare le citazioni AI: il metodo
Il metodo che abbiamo usato è replicabile senza strumenti proprietari, e si articola in quattro passaggi.
1. Definire le domande giuste
Non serve misurare come vi descrive un modello se gli chiedete di voi per nome: risponderà bene, perché leggerà il vostro sito. Serve misurare le domande in cui un cliente vi cercherebbe senza conoscervi.
Sono formulazioni del tipo: dove trovare un fornitore di X, quali agenzie sono specializzate in Y, come scegliere un consulente per Z.
Nel nostro caso abbiamo raccolto queste domande da Answer The Public, che dal 2026 restituisce via API non solo i suggerimenti di ricerca di Google, Bing, YouTube, TikTok, Instagram e Amazon, ma anche i prompt che le persone rivolgono a ChatGPT e Gemini su un dato tema.
Ne avevamo già parlato in una guida allo strumento; la parte sui prompt AI è la novità che cambia il suo utilizzo.
2. Generare le risposte reali
Il passaggio successivo è far rispondere davvero il modello a quelle domande, e conservare la risposta con la sua data.
3. Estrarre citazioni e menzioni
Da ogni risposta si ricavano due elenchi: le fonti consultate, con URL e titolo, e i marchi nominati.
Noi abbiamo automatizzato la raccolta dentro JABE, il gestionale che abbiamo costruito per far convivere in un unico posto CRM, progetti, amministrazione e dati SEO.
Le citazioni e le menzioni finiscono in tabelle interrogabili, con la data di rilevazione, invece che in un foglio di calcolo da confrontare a occhio.
Tuttavia il dato è lo stesso che chiunque ottiene dall’interfaccia dello strumento: l’automazione ci ha fatto risparmiare tempo, non ci ha dato informazioni diverse.

4. Datare la rilevazione e ripeterla
È il passaggio che quasi tutti saltano ed è l’unico che rende la misura una misura. Una rilevazione singola è una fotografia; due rilevazioni a distanza sono un dato.
Il costo dell’intera verifica, nel nostro caso: meno di venti interrogazioni, su una disponibilità mensile di duecento.
Cosa abbiamo scoperto strada facendo: il volume di ricerca non vede più la domanda
Eravamo partiti per un’altra ragione. Stavamo progettando la nuova struttura del sito, con pagine verticali sotto i servizi SEO: SEO per ristoranti, per birrifici, per e-commerce alimentari.
Il problema era evidente a chiunque abbia mai aperto uno strumento di keyword research: quei verticali non hanno volume di ricerca.
Abbiamo interrogato undici temi. Questi i risultati:
| Tema interrogato | Suggerimenti di ricerca | Domande poste alle AI |
|---|---|---|
| brand identity | 2.336 | 25 |
| corporate identity | 716 | 25 |
| consulente seo | 408 | 25 |
| immagine coordinata | 182 | 25 |
| seo per ristoranti | 4 | 25 |
| seo food e beverage | 0 | 25 |
| seo per aziende alimentari | 0 | 25 |
| seo per birrifici | 0 | 25 |
| seo per e-commerce vino | 0 | 25 |
| seo per aziende alimentari vegane | 0 | 25 |
| seo per e-commerce vegani | 0 | 25 |
Una precisazione tecnica, perché il numero 25 non tragga in inganno: è una costante dello strumento, che genera sempre tredici prompt ChatGPT e dodici Gemini per ogni tema. Non misura quanto un argomento sia richiesto.
Il dato vero è la colonna di sinistra. Zero. Non “poco”: zero suggerimenti di autocompletamento, su otto canali diversi, per sei verticali su sette.
Chi decide la struttura di un sito guardando solo il volume di ricerca eliminerebbe tutti quei verticali. E secondo la logica tradizionale avrebbe ragione.
Ma quelle venticinque domande sono vere?
Il rischio era che lo strumento avesse espanso il tema in modo meccanico, generando domande generiche sulla SEO con il verticale attaccato. Abbiamo aperto i venticinque prompt di seo per birrifici. Alcuni, così come sono arrivati:
- Piattaforme e-commerce ideali per vendere birra artigianale online
- Come aumentare le recensioni online per birrifici tramite tecniche SEO
- Migliori pratiche per la SEO su schede Google My Business di birrifici
- Costo medio per una consulenza SEO specifica per il settore beverage
- Agenzie specializzate in SEO per birrifici in Italia
Nessuna è generica. E soprattutto: non sono domande sulla SEO, sono domande su un birrificio. Chi le scrive non sta studiando una disciplina, sta cercando qualcuno che capisca il proprio settore.
Su Google quella domanda non lascia traccia. Non perché non esista, ma perché in tre parole non ci sta.
L’errore che ci ha insegnato la regola più utile
Il primo tentativo sul mondo vegano è andato storto, e vale la pena raccontarlo perché l’errore contiene l’insegnamento.
Avevamo interrogato “seo prodotti vegani”. Circa la metà dei prompt restituiti non parlava affatto di SEO: dove acquistare prodotti vegani per bambini, quali sono i migliori prodotti vegani per la cura della pelle, dove trovare offerte e sconti.
Lo strumento aveva letto “prodotti vegani” come un intento d’acquisto, e aveva risposto al consumatore invece che all’imprenditore.
Abbiamo rifatto la stessa interrogazione con due formulazioni diverse:
| Tema | Prompt in tema |
|---|---|
| seo prodotti vegani | circa 12 su 25 |
| seo per aziende alimentari vegane | 25 su 25 |
| seo per e-commerce vegani | 25 su 25 |
La regola: il tema deve nominare il soggetto professionale, non la merce.
Azienda, e-commerce, birrificio, ristorante, produttore. Non “prodotti”, “articoli”, “alimenti”. Se manca il soggetto, il modello legge la merce e vi consegna il pubblico sbagliato.
Vale per l’interrogazione, ma vale identicamente per il nome della pagina che scriverete. E ha una conseguenza diretta sull’architettura di un sito: una sezione chiamata “SEO per il Food” è troppo generica. Servono verticali per soggetto, non per categoria merceologica.
Un’ultima osservazione: aziende alimentari vegane ed e-commerce vegani hanno restituito domande diverse fra loro.
Il primo parla di produttori, strategie locali, contenuti. Il secondo di schede prodotto, link building, piattaforme, recensioni. Non sono lo stesso pubblico, e probabilmente non sono la stessa pagina.
Come i modelli scelgono chi nominare
Dimostrato che la domanda esiste, restava la parte più interessante: cosa determina chi finisce dentro la risposta.
Abbiamo generato due risposte reali di ChatGPT su due domande diverse, e analizzato le fonti che il modello ha effettivamente consultato. Il risultato è più netto di quanto ci aspettassimo.
Prima domanda: “dove trovare servizi di consulenza per la brand identity aziendale”
Nove fonti citate. Otto sono pagine di servizio di agenzie. La nona è una directory di settore, Sortlist.
Nessun blog, nessuna rivista, nessun articolo comparativo. Le agenzie che il modello ha letto: Key-One, Markeven, Groweb, Cose Agency, Brandsider, BresciaDigital, Doctor Web.
Sono nomi che, con tutto il rispetto, non dominano il settore. Sono agenzie di dimensione media, alcune territoriali. Compaiono per una ragione precisa: hanno una pagina esplicita su quel servizio, e quella pagina spiega cosa comprende.
Seconda domanda: “agenzie specializzate in brand identity con portfolio di clienti italiani”
Sette nomi, tutti di primo livello: Bliss, Interbrand Italia, Leftloft, Robilant & Associati, Boraso, Run Design, SAY. Con i loro clienti citati — Ferrari, Pirelli, Campari, Juventus.
Due domande, due bacini completamente diversi.
- La domanda operativa — dove trovo questo servizio — premia chi ha la pagina.
- La domanda reputazionale — chi sono i migliori — premia chi ha la fama e i casi noti.
Sono due partite separate, da giocare con strumenti diversi. La prima si vince scrivendo bene. La seconda richiede anni di lavoro, ufficio stampa e clienti di peso.
Per la maggior parte delle aziende italiane, la prima partita è quella che conta e quasi nessuno la sta giocando.
Cosa hanno in comune le pagine citate
Abbiamo guardato le descrizioni che il modello ha estratto dalle nove fonti. Il filo conduttore è disarmante nella sua semplicità: elencano cosa comprende il servizio.
Una parla di creazione di brand identity con ideazione di logo, naming e payoff. Un’altra di logo, immagine coordinata e brand manual. Non dicono di essere le migliori. Dicono cosa fanno, in modo specifico e verificabile.
Il modello cita la pagina che risponde alla domanda, non la pagina che si presenta.
Se dovessimo comprimere l’intero articolo in una riga, sarebbe questa.
Le domande a cui nessuno risponde
Analizzando i prompt raccolti su tutti i temi, alcune domande ricorrono in ogni settore senza eccezione.
Il prezzo.
- Quanto costa sviluppare un’immagine coordinata completa.
- Costi medi di un servizio SEO per aziende di alimenti vegani.
- Costo medio per una consulenza SEO specifica per il settore beverage.
Su Google le parole chiave sul costo esistono, ma quasi sempre senza volume misurato — troppo poche per essere registrate. Nei prompt alle AI sono una costante in ogni singolo verticale che abbiamo esaminato.
La gente il prezzo lo chiede. Ha solo smesso di chiederlo al motore di ricerca, perché il motore di ricerca non gliel’ha mai detto.
I criteri.
- Quali prodotti includere in un pacchetto di immagine coordinata aziendale.
- Come valutare la qualità prima di acquistare.
- Quali errori evitare.
- Differenze tra SEO per aziende alimentari vegane e tradizionali.
Sono le domande di chi sta per comprare e non sa ancora cosa chiedere. Rispondere significa definire il metro con cui verrete valutati — e il metro sarà il vostro.
Gli esempi.
- In ogni verticale compare la richiesta di casi concreti.
- Su brand identity, la ricerca tradizionale mostra anche una variante rivelatrice: esempi pdf.
- Le persone cercano materiale scaricabile e consultabile.
Il filo comune: la risposta utile è un criterio, non un’autopresentazione. Ed è esattamente il tipo di contenuto che i modelli citano.
Come abbiamo scelto la parola chiave di questo articolo (e perché quasi ci sbagliavamo)
Questa sezione non era prevista. La aggiungiamo perché è successa mentre scrivevamo, e dimostra il metodo meglio di qualsiasi spiegazione.
Finito l’articolo, ci siamo posti la domanda ovvia: su quale parola chiave lo posizioniamo?
L’ipotesi di partenza era che non ce ne fossero. Un tema così nuovo, in italiano, con volumi presumibilmente inesistenti. Stavamo per scegliere una formulazione a intuito.
Poi l’abbiamo verificata con gli stessi strumenti di cui parla l’articolo. Ecco cosa è emerso:
| Formulazione | Volume mensile |
|---|---|
| citazioni ai | 30 |
| si possono vedere le citazioni ai in google search console | 20 |
| agenzia per citazioni ai brand awareness | 20 |
| come misurare le citazioni ai | 10 |
| misurare citazioni ai brand | 10 |
| misurare citazioni ai sito | 10 |
| audit citazioni ai sito | 10 |
| come migliorare citazioni ai sito | 10 |
Guardata riga per riga, ogni formulazione sembra irrilevante: dieci ricerche al mese non giustificano un articolo.
Ma le ultime cinque righe sono la stessa domanda scritta in cinque modi. Sommate valgono cinquanta ricerche mensili, su un tema che dodici mesi fa non esisteva.
È la dinamica classica delle long tail keywords, e su un tema emergente è particolarmente insidiosa: il volume si sbriciola sulle varianti, e chi guarda la singola parola chiave conclude che nessuno cerchi quell’argomento.
C’è di più. Una delle formulazioni con volume più alto è una domanda intera — si possono vedere le citazioni ai in google search console — a cui la risposta è no.
Venti persone al mese cercano un dato dove quel dato non c’è. È il paragrafo che trovate all’inizio di questo articolo, e non l’avremmo mai scritto senza guardare i numeri.
E infine, una conferma della regola sul soggetto.
- Interrogando monitoraggio citazioni ai, i prompt di ChatGPT parlavano correttamente di monitoraggio delle menzioni di brand.
- Quelli di Gemini scivolavano altrove: costo di un software per il monitoraggio delle citazioni accademiche AI, piattaforme professionali per tracciare l’uso di AI nella ricerca.
Il termine “citazioni AI” da solo è ambiguo: può significare le citazioni dentro le risposte AI, oppure le citazioni accademiche in materia di AI. Esattamente lo stesso inciampo dei “prodotti vegani”, su un altro tema.
Per questo l’ancoraggio giusto non è “citazioni AI” ma citazioni AI del brand, o del sito. Il soggetto va sempre nominato.
Un dettaglio che vale più di quanto sembri: avere un metodo con un nome
Nella risposta sulle agenzie di primo livello, ChatGPT ha riportato per una di esse il nome del loro metodo proprietario di lavoro.
Non è un caso. I modelli generativi ripetono ciò che trovano scritto, nominabile e attribuibile. Un metodo con un nome è un’entità che il modello può maneggiare, citare e restituire.
Noi lavoriamo con un metodo strutturato in 4 fasi che chiamiamo FARO — il metodo Factory Communication:
- F — Focalizzare · Dati alla mano, si capisce dove sta davvero il guadagno. Non “analizziamo tutto”, ma “restringiamo il fascio su ciò che conta”.
- A — Architettare · La strategia come progetto strutturale, non come lista di attività.
- R — Realizzare · L’esecuzione, con i contenuti e le campagne.
- O — Ottimizzare e amplificare · La misura che corregge e il risultato che si estende.
Ed è stato istruttivo accorgersi, facendo questa analisi, che non ha una pagina propria sul nostro sito. È accennato qui e là, dentro descrizioni di servizi.
Per un modello generativo, una cosa accennata non esiste.
Questo articolo, del resto, è la fase Analizzare applicata a noi stessi.
Il nostro punto di partenza, dichiarato
Torniamo al numero da cui siamo partiti.
Sulla domanda dove trovare servizi di consulenza per la brand identity aziendale, ChatGPT ha citato nove fonti. Factory Communication non era fra queste, e non era fra i marchi nominati.
Lo scriviamo apertamente per tre ragioni.
- La prima è che è verificabile in trenta secondi da chiunque legga: nasconderlo sarebbe stupido oltre che disonesto.
- La seconda è che è un numero, non un’impressione. Abbiamo registrato la rilevazione con la sua data, e la stessa domanda rifatta fra tre mesi produrrà un dato confrontabile. Non “ci sembra di essere più visibili”: un valore contro un altro valore.
- La terza è che un’agenzia che spiega come misurare una cosa e poi non mostra i propri numeri sta facendo pubblicità, non divulgazione.
Cosa faremo, in ordine:
- una pagina autonoma sul metodo,
- pagine verticali per soggetto professionale sui settori che presidiamo davvero,
- contenuti che rispondono alle domande su costi e criteri invece di girarci intorno,
- una nuova rilevazione a distanza di mesi.
Se funzionerà lo scriveremo. Se non funzionerà, scriveremo anche quello — è la parte che di solito non racconta nessuno, ed è la più utile.
Come misurare le citazioni AI del vostro brand: sintesi operativa
- Scrivete le domande con cui un cliente vi cercherebbe senza conoscervi.
Non “cosa fa Factory Communication”, ma “quali agenzie sono specializzate in X”. - Nominate sempre il soggetto professionale.
“SEO per birrifici”, non “SEO birra”. “Citazioni AI del brand”, non “citazioni AI”. È la differenza fra intercettare un imprenditore e intercettare tutt’altro pubblico. - Ignorate il volume come criterio unico.
Vi dirà che i vostri verticali non esistono. Vi sta dicendo soltanto che nessuno li digita in tre parole. - Sommate le varianti prima di scartare un tema.
Cinque formulazioni da dieci sono cinquanta ricerche, non cinque temi irrilevanti. - Registrate la data di ogni rilevazione.
Senza data non è una misura, è un’impressione. - Rimisurate a distanza di mesi.
È l’unico modo per distinguere un miglioramento da una sensazione.
Se volete approfondire il quadro generale, abbiamo scritto anche di cosa sono SEO, GEO e AEO e di come farsi trovare dai modelli linguistici.
Quello che questa analisi non dimostra
Per onestà intellettuale, i limiti.
Abbiamo dimostrato che la domanda esiste dove gli strumenti tradizionali non la vedono, e abbiamo osservato quali fonti un modello consulta per costruire una risposta.
Non abbiamo ancora dimostrato che rispondere a quelle domande porti a essere citati. È un’ipotesi ragionevole e coerente con quanto osservato, ma resta un’ipotesi finché non pubblichiamo e rimisuriamo.
E il campione è piccolo: due risposte, un solo modello, un solo giorno. I pattern descritti vanno confermati su più domande, su Gemini, e ripetuti nel tempo prima di considerarli stabili.
Chi vi promette certezze su come funzionano le AI generative oggi, ad agosto 2026, vi sta vendendo qualcosa. Noi vi stiamo raccontando un metodo di misurazione e i primi numeri che ha prodotto. Il resto lo scopriremo strada facendo, e lo scriveremo qui.
Se volete confrontarvi su come misurare le citazioni AI nel vostro settore, scriveteci. Se preferite farlo da soli, in questo articolo c’è tutto quello che serve — è esattamente il motivo per cui l’abbiamo scritto.
Buon Ferragosto a tutti
Donato Cremonesi