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Sapere con chi ti confronti, prima di decidere dove investire
Quasi tutte le aziende che incontriamo l’analisi dei concorrenti l’hanno già fatta. Una volta.
Di solito in occasione di un piano industriale, di un rebranding, dell’ingresso di un socio.
Poi il documento è rimasto in una cartella e il mercato è andato avanti da solo.
Nel frattempo un concorrente ha rivisto i prezzi, un altro ha spostato il messaggio, un terzo è entrato da un canale che allora non usava nessuno.
Non è una colpa: succede ogni volta che l’analisi è un progetto invece che uno strumento.
La domanda utile non è se l’hai fatta. È quanto è vecchia.
Chi si occupa di marketing e comunicazione da abbastanza tempo la rassegna dei concorrenti l’ha fatta a mano: si raccoglievano cataloghi, listini, pagine pubblicitarie, ritagli di stampa, e da quella pila usciva un quadro.
Le domande erano queste:
Quelle domande non sono cambiate. È cambiato il momento in cui si può rispondere.
La rassegna si faceva una volta l’anno, e fotografava ciò che era già successo: una campagna vista in autunno raccontava una decisione presa in primavera.
Oggi gli stessi segnali sono leggibili mentre accadono:
Il ritardo fra la mossa di un concorrente e il momento in cui puoi vederla si è accorciato da mesi a giorni.
Questo cambia che cosa conviene comprare. Un dossier annuale descrive un mercato che nel frattempo si è mosso.
Uno strumento aggiornato ti dice dove siamo adesso, e quindi entra nelle decisioni invece di commentarle a posteriori.
Non serve a tutti nello stesso momento. Serve quando c’è una decisione appoggiata a un’ipotesi sui concorrenti, e quell’ipotesi non è mai stata verificata.
Il percorso è sempre lo stesso, e lo diciamo prima di cominciare perché tu sappia che cosa succede e quando. Si chiama FARO by Factory.
Si decide chi sono davvero i concorrenti. Non quelli che nomini d’istinto: quelli che il tuo cliente confronta con te nel momento in cui sceglie.
Spesso l’elenco che esce è diverso da quello di partenza, e già questo cambia la conversazione.
Si stabilisce che cosa si osserva e con quale frequenza: offerta, prezzi, canali, messaggi, presenza nei risultati di ricerca e nelle risposte degli assistenti AI.
Poche voci, misurate sempre allo stesso modo, così i confronti nel tempo reggono.
Si raccoglie e si legge.
Alla fine di questa fase hai una mappa di posizionamento competitivo e sai tre cose: dove sei avanti rispetto agli altri, dove sei indietro, e quali spazi non presidia ancora nessuno.
Ognuna di quelle distanze è una decisione: difendere ciò che tieni, colmare un ritardo, lasciar perdere un terreno che non ti conviene, occupare uno spazio libero.
Qui si sceglie quali affrontare per prime e con quali mezzi. L’osservazione resta accesa, così il confronto successivo parte dai dati di oggi invece che da zero.
L’analisi della concorrenza guarda le aziende che competono direttamente con la tua: chi sono, che cosa offrono, come comunicano.
L’analisi di mercato guarda il mercato intero: se cresce o arretra, quale quota detieni, se sei riconosciuto come leader.
La prima dice con chi ti confronti, la seconda dove sta andando il mercato in cui ti muovi.
L’elenco ragionato di chi ti contende la scelta del cliente, diviso fra concorrenti diretti, sostituti e nuovi entranti.
Include la lettura dei punti di forza e di debolezza di ciascuno.
Che cosa vendono davvero, come lo impacchettano, quali leve usano sul prezzo.
Serve a capire se stai competendo sullo stesso terreno o su due terreni diversi che sembrano uno solo.
Messaggi, canali, investimento visibile, presenza nei risultati di ricerca e nelle risposte degli assistenti AI.
È la parte che invecchia più in fretta, e quella che si tiene aggiornata con meno fatica.
Dove sei rispetto agli altri sugli assi che contano per il tuo cliente, e quali spazi restano liberi.
La mappa di posizionamento competitivo è l’output che entra nelle riunioni di direzione.
C’è un momento in cui l’analisi diventa scomoda: quando mostra che un concorrente più piccolo sta occupando uno spazio che davi per tuo.
È anche il momento in cui vale di più, perché sei ancora in tempo per decidere se difenderlo o lasciarlo andare.
La scelta resta tua: il nostro lavoro è metterti davanti il quadro completo prima che la decisione la prenda il mercato al posto tuo.
Il benchmark competitivo misura: prende pochi indicatori — prezzi, tempi di consegna, presenza sui canali — e li confronta su un elenco scelto di aziende, anche fuori dal tuo settore quando sono le migliori a farlo.
L’analisi della concorrenza interpreta: mette insieme offerta, comunicazione e posizionamento e arriva a un giudizio. Il primo dà numeri comparabili, la seconda dà una direzione.
Il costo di un’analisi della concorrenza non si legge su un listino, perché due aziende con lo stesso fatturato possono avere perimetri molto diversi.
Questi sono i fattori che lo determinano, e li mettiamo per iscritto prima di cominciare.
Sui tempi: una prima mappa utilizzabile arriva in genere entro quattro-sei settimane dall’avvio. Gli effetti sulle decisioni si vedono dal primo ciclo di pianificazione successivo.
Il metodo resta lo stesso; cambiano le domande che le persone si fanno, i canali che rendono e i tempi della decisione. Questi sono i quattro ambiti in cui abbiamo la profondità maggiore.
Il confronto si gioca su scaffale, canale horeca e private label, con cicli promozionali che cambiano il prezzo percepito più del listino.
I concorrenti si vedono soprattutto attraverso recensioni, tariffe dinamiche e portali di intermediazione, dove la posizione cambia ogni giorno.
Contano il capitale simbolico e la distribuzione: due marchi con prodotti simili possono occupare posizioni opposte per come sono raccontati e dove sono venduti.
La concorrenza è fatta di autorevolezza e di riconoscibilità professionale, e si misura su contenuti, citazioni e presenza nelle risposte degli assistenti AI.
Una prima mappa utilizzabile richiede in genere quattro-sei settimane. La durata dipende da quanti concorrenti e quanti mercati entrano nel perimetro, che si decidono nella prima fase.
Meno di quanti se ne nominano d’istinto. Un gruppo di sei-otto aziende scelte bene dice più di venti raccolte per completezza, perché permette un confronto ravvicinato invece di un elenco.
Una mappa di posizionamento competitivo, le schede dei concorrenti nel perimetro, l’elenco degli scarti fra te e loro, e le azioni in ordine di priorità. Tutto in forma utilizzabile in una riunione di direzione.
Si parte da chi il cliente confronta con te nel momento della scelta, che spesso è diverso da chi ti somiglia. Entrano anche i sostituti, cioè le alternative che risolvono lo stesso problema in un altro modo.
Le parti stabili — offerta, struttura, distribuzione — reggono un anno. Comunicazione e presenza digitale cambiano nel giro di settimane, e conviene tenerle sotto osservazione continua.
Sì, e spesso serve di più. Conoscere le persone è diverso da conoscere le loro scelte: il prezzo praticato davvero, il canale che stanno provando, il cliente che hanno appena acquisito non si scoprono in una fiera.
Gli strumenti restituiscono dati, e sono gli stessi per tutti. La differenza sta nella scelta del perimetro, nella lettura e nella decisione che ne segue: è lì che un’analisi diventa utile invece che voluminosa.
Dal numero di concorrenti e di mercati, dalla profondità richiesta sui prezzi, e dal fatto che si tratti di una fotografia una tantum oppure di un’osservazione che resta accesa. I fattori sono scritti sopra, e il perimetro si definisce prima di partire.
Chi sono, secondo te, i tuoi tre principali concorrenti?
Portaci quei tre nomi: nella prima conversazione ti diciamo se sono davvero loro, e che cosa manca al quadro.
Da lì si capisce in mezz’ora se un’analisi serve adesso oppure può aspettare.