
Fino a pochi anni fa, chiedere quanto costa sviluppare un software voleva dire chiedere quante ore di programmazione servono.
Oggi una parte crescente di quel codice la scrive l’intelligenza artificiale, in tempi che un tempo sembravano impossibili.
La domanda resta la stessa; la risposta è cambiata di posto.
Il caso che lo mostra meglio è recente: una suite di applicazioni per foto, video, grafica e impaginazione, pubblicata gratuitamente da uno sviluppatore che dichiara di averla costruita con l’AI.
Se costruire costa così poco, dove si spende davvero il budget di un progetto software? Lo raccontiamo a partire da un caso esterno e da uno nostro, con le ore contate una per una.
Che cosa è successo con ArtCraft
Sette applicazioni costruite con l’AI
L’8 ottobre 2026 Tom’s Hardware ha raccontato il progetto di uno sviluppatore, noto solo con il suo nome utente su Reddit, che ha pubblicato una serie di applicazioni open source scritte in Rust con l’aiuto di Claude, il modello di Anthropic.
L’obiettivo dichiarato: offrire alternative gratuite a più prodotti Adobe e arrivare alla parità di funzioni nel giro di un mese.
La suite si chiama ArtCraft e comprende PhotoCraft per il fotoritocco, VectorCraft per l’illustrazione vettoriale, FilmCraft per il video, LightCraft per l’archivio e lo sviluppo dei file raw, PdfCraft per i PDF, EffectCraft per la grafica in movimento e DesignCraft per l’impaginazione.
Che cosa dichiara il progetto di sé
Il repository di PhotoCraft è onesto sui propri limiti. Si definisce in fase early alpha e precisa di non essere ancora pronto a sostituire Photoshop nel lavoro professionale quotidiano.
Ogni voce di menu è collegata a un comando; tuttavia, avverte il progetto, questo misura i collegamenti e non il comportamento. Mancano strumenti, funzioni generative e compatibilità con i plug-in.
A garanzia del lavoro fatto ci sono più di 1.700 test automatici e una politica di sicurezza pubblica.
Le reazioni raccontano l’altra metà della storia. Secondo un sondaggio di Sonar citato nello stesso articolo, il 96% degli sviluppatori dichiara di non fidarsi del tutto del codice generato dall’AI.
Fra i commenti ricorrono sicurezza dei file, privacy e difficoltà di verificare da soli una mole di codice così grande. È esattamente il punto in cui si gioca il costo vero di un software.
Quanto costa sviluppare un software oggi?
Il costo di un software dipende sempre meno dalla scrittura del codice, che l’AI accelera, e sempre più da quattro voci: la decisione su che cosa costruire, l’integrazione con i sistemi esistenti, la sicurezza dei dati e la manutenzione dopo il rilascio.
Un preventivo serio si costruisce su questi fattori, non sulle ore di programmazione.
Il codice è diventato la parte meno costosa
Per decenni il grosso di un preventivo erano le giornate degli sviluppatori. Con gli assistenti di programmazione, una funzione che richiedeva una settimana può arrivare in un pomeriggio, e un prototipo funzionante in pochi giorni.
Questo cambia la conversazione con chi deve investire: il prototipo diventa uno strumento per decidere, non il punto d’arrivo.
Vibe coding: che cos’è e dove si ferma
Vibe coding è il nome che si è diffuso per un modo di programmare in cui si descrive a parole ciò che si vuole e si lascia scrivere il codice all’AI, correggendo il risultato man mano. Funziona molto bene per esplorare un’idea e per costruire strumenti personali.
Diventa insufficiente quando il software deve gestire dati di clienti, essere usato da più persone con permessi diversi, parlare con il gestionale e restare in piedi per anni: lì servono progettazione, test e qualcuno che risponda del risultato.
Quando l’impaginazione arrivò su ogni scrivania
A metà degli anni Ottanta il desktop publishing portò l’impaginazione su un computer da scrivania: lavori che richiedevano tipografia e fotocomposizione diventarono possibili in un ufficio.
Che cosa restò uguale: il mestiere di decidere gerarchie, leggibilità e tono di una pagina. Che cosa cambiò davvero: il costo di produrre una pagina crollò, e se ne produssero molte di più, buone e cattive.
Che cosa comporta per chi decide oggi: come allora, il valore si sposta dalla produzione alla scelta.
Chi investe in software paga sempre meno la costruzione e sempre più il giudizio su che cosa costruire.
Il nostro cantiere: 325 ore per costruire JABE
Che cos’è JABE
JABE è la piattaforma interna che stiamo costruendo dall’aprile 2026 con l’AI. Riunisce in un solo strumento la ricerca keyword, il monitoraggio delle citazioni negli AI engine, il CRM, la gestione dei progetti, le vendite, la finanza e un modulo strutturato per gestire SEO, GEO e AEO.

L’abbiamo costruita perché nessun software in commercio seguiva il nostro modo di lavorare senza costringerci a cambiarlo.
Le ore, modulo per modulo
| Modulo | Stato | Ore |
| Modulo SEO | In corso | 145 |
| Modulo CRM | In corso | 50 |
| Modulo progetti | Completato | 40 |
| Integrazione JABE e Claude | Da fare | 24 |
| Modulo finance | In corso | 23 |
| Modulo sales | Completato | 19 |
| Modulo admin & security | In corso | 11 |
| Modulo dashboard | In corso | 8 |
| Verifica sicurezza | Da fare | 4 |
| Modulo notifiche | Completato | 2 |
| Modulo archivio | Prossimo passo | — |
| Integrazione con Elementor | Prossimo passo | — |
| Integrazione con Fonio | Prossimo passo | — |
| Totale | 325 |
La sicurezza vive dentro i moduli, in autenticazione, permessi e controllo degli accessi; la riga dedicata riguarda la verifica complessiva, che arriva per ultima.
Che cosa hanno comprato quelle ore
Guardando la tabella, la scrittura del codice è la parte che pesa meno nel racconto.
Il modulo SEO assorbe quasi metà del tempo perché è il nostro processo principale: lì le ore sono andate a decidere quali dati raccogliere, come collegarli e che cosa mostrare a chi deve prendere una decisione.
Sette moduli su dieci sono ancora in corso o da fare, e questo è il secondo insegnamento: un software aziendale vive e cambia insieme all’azienda, e la manutenzione fa parte del costo fin dal primo giorno.
È lo stesso lavoro che facciamo per i clienti con lo sviluppo software con AI: partire dal processo, costruire per rilasci brevi, dichiarare sicurezza e manutenzione prima di cominciare.
Da che cosa dipende il costo di un software
Prima del rilascio
I fattori che pesano di più sono la complessità del processo da digitalizzare, il numero di sistemi da collegare, la quantità di utenti con ruoli e permessi diversi e la migrazione dei dati esistenti.
Un software che dialoga con gestionale, CRM e sito richiede più progettazione di uno strumento isolato, anche se il codice lo scrive l’AI.
Dopo il rilascio: manutenzione, sicurezza, aggiornamenti
Un software su misura ha bisogno di aggiornamenti delle librerie, controlli di sicurezza periodici, correzioni e nuove funzioni man mano che l’azienda cambia.
È la voce che i preventivi tendono a lasciare fuori ed è quella che decide se l’investimento regge negli anni.
Il tempo delle persone
C’è infine il tempo di chi userà il software: definire le regole, provare i prototipi, imparare il nuovo strumento.
È un costo vero, e anche il primo ritorno: un software costruito sui processi reali restituisce ore che le persone possono dedicare a lavoro di maggior valore.
Software su misura o software standard: quale conviene a una PMI?
Conviene il software standard quando il processo è comune a molte aziende e il mercato offre già una soluzione matura.
Conviene il software su misura quando il processo è ciò che distingue l’azienda, quando più strumenti vanno fatti dialogare o quando l’adattamento di un prodotto standard costa più della costruzione.
Spesso la risposta giusta li combina.
Quando conviene comprare
Contabilità, paghe, fatturazione elettronica: sono processi regolati e uguali per tutti, dove un prodotto diffuso offre aggiornamenti normativi e assistenza che nessun progetto interno può eguagliare a parità di costo.
Quando conviene costruire
Quando il valore sta nel collegamento fra strumenti o in un modo di lavorare che il mercato non prevede. Qualche esempio dai settori in cui lavoriamo:
- Turismo & Alberghiero: il gestionale dell’hotel si compra; il cruscotto che unisce prenotazioni, recensioni e campagne si può costruire
- Food & Beverage: la cassa del ristorante si compra; lo strumento che collega vendite, scorte e fornitori si può costruire
- Moda & Lusso: il sistema di gestione delle collezioni si compra; il flusso che porta le schede prodotto dal campionario all’e-commerce si può costruire
- Finanza & Legale: il gestionale dello studio si compra; l’assistente che prepara le bozze sui documenti dello studio si può costruire
Come decidere che cosa costruire
Le domande da fare prima di scrivere codice
Quale processo vogliamo migliorare e come misuriamo il risultato? Quali dati servono e dove vivono oggi? Chi userà lo strumento e con quali permessi? Chi lo manterrà fra due anni?
Quando queste risposte sono chiare, l’AI accelera la costruzione; quando mancano, accelera soltanto la produzione di codice da rifare.
Il metodo FARO applicato al software
Il metodo FARO scandisce il progetto in quattro fasi.
- Focalizzare: scegliere il processo con il ritorno più chiaro.
- Architettare: progettare dati, integrazioni e regole di sicurezza.
- Realizzare: costruire con l’AI per rilasci brevi, con un prototipo da provare subito.
- Ottimizzare e amplificare: misurare l’uso reale e far evolvere lo strumento.
Chi deve ancora capire se e dove introdurre l’intelligenza artificiale può partire dalla consulenza AI per le aziende.
Tempo restituito alle persone
La domanda che molti imprenditori si fanno è se l’AI porterà a ridurre il personale.
Nella nostra esperienza il software ben costruito toglie alle persone i passaggi ripetitivi e restituisce tempo per il lavoro che richiede giudizio.
È lo stesso principio con cui progettiamo gli agenti AI: sempre sotto la supervisione di una persona.
Raccontaci il software che ti serve
Se hai un processo che i programmi standard seguono a fatica, parliamone.
Partiamo da lì, dal valore che vuoi ottenere, prima di parlare di codice.
Domande frequenti sul costo di un software
Ha ridotto il costo della scrittura del codice, che oggi è più rapida.
Il costo complessivo di un progetto aziendale si è spostato sulla progettazione, sull’integrazione con i sistemi esistenti, sulla sicurezza e sulla manutenzione, che restano lavoro di persone esperte.
Dalla complessità del processo, dal numero di sistemi da collegare, dagli utenti e dai permessi, dalla migrazione dei dati, dai requisiti di sicurezza e dalla manutenzione prevista dopo il rilascio.
Il prezzo si definisce sul progetto, a partire da questi fattori.
Dipende da quante integrazioni ha, da quanto cambiano i processi dell’azienda e dalla frequenza degli aggiornamenti di sicurezza. Conviene prevedere la manutenzione nel progetto fin dall’inizio, come voce stabile e non come imprevisto.
Cambia il loro lavoro: meno tempo a scrivere codice, più tempo a progettare, verificare e mettere in sicurezza. Per un’azienda significa che il valore di chi sviluppa sta sempre più nelle scelte e nella responsabilità del risultato.
Lo è quanto il processo che lo verifica. Il codice generato va rivisto, testato e protetto come qualsiasi altro codice: controllo degli accessi, gestione dei dati, test automatici e verifiche periodiche fanno parte del progetto.
Con l’AI un prototipo funzionante richiede spesso pochi giorni o poche settimane, secondo la complessità del processo. Serve a decidere con qualcosa di concreto in mano prima di investire nella versione completa.
Per strumenti personali o prototipi sì, ed è un ottimo modo per chiarire le idee.
Per software che gestiscono dati di clienti, più utenti e integrazioni con il gestionale servono competenze di progettazione, sicurezza e manutenzione.
Come verrà mantenuto il software e da chi, di chi sarà il codice, come vengono trattati i dati, quali test sono previsti e come si misura il risultato. Le risposte dicono molto più di un prezzo a giornata.