Home » servizi per le aziende » advertising » Campagne pay per click: paghi i clic o i clienti?
Gestione PPC su Google, Meta, LinkedIn, Pinterest e TikTok, orientata ai contatti
Ogni mese le piattaforme ti mandano un report: clic, impression, costo medio per clic.
Tutti numeri che salgono o scendono, e nessuno che ti dica quante richieste sono arrivate e quanto è costata ciascuna.
Il clic è un costo; il contatto è il risultato.
Una campagna pay per click lavora per te quando è costruita al contrario di come spesso si fa: prima si decide che cosa deve succedere dopo il clic, poi si sceglie dove comparire e quanto offrire.
Questa pagina spiega come funziona, su quali piattaforme e con quali criteri si misura.
Le piattaforme pubblicitarie misurano con precisione quello che succede al loro interno:
Ciò che conta per l’azienda accade un passo dopo, sulla pagina di destinazione, al telefono, nel modulo di contatto.
Nelle campagne PPC, quando la misurazione si ferma al clic, il budget scivola verso gli annunci che attirano curiosi e si allontana da quelli che portano richieste.
Il risultato è un report che migliora mentre il fatturato resta fermo.
La gestione quotidiana fa la differenza:
Sono decisioni piccole, prese ogni settimana, che insieme spostano il costo di ogni contatto.
Questa competenza è pensata per aziende e PMI che hanno già un’offerta chiara e vogliono che ogni euro di pubblicità si traduca in un contatto misurabile.
Il pay per click è una delle leve delle nostre campagne di advertising, accanto a DEM, SMS e pubblicità su schermi e audio digitali.
Ogni campagna segue le quattro fasi del metodo FARO by Factory. L’ordine conta: si parte da che cosa deve succedere dopo il clic, e solo alla fine si decide quanto investire su ciascuna piattaforma.
Definiamo che cosa vale come risultato (una richiesta di preventivo, una prenotazione, una chiamata) e quanto può costare al massimo perché la campagna resti sostenibile.
Il tracciamento delle conversioni è attivo prima di spendere il primo euro.
Scegliamo le piattaforme in base a dove si trova la domanda, poi costruiamo la struttura delle campagne: parole chiave, pubblici ed esclusioni.
Ogni gruppo di annunci ha una pagina di destinazione coerente con ciò che l’annuncio promette.
Scriviamo gli annunci, produciamo le varianti creative per i formati di ciascuna piattaforma e prepariamo le pagine di destinazione.
La campagna va online con un piano di test già deciso.
Analizziamo termini di ricerca, pubblici e offerte, spostiamo il budget verso ciò che porta contatti e rendicontiamo il costo per contatto.
Quando una combinazione funziona, la estendiamo a nuovi pubblici o a nuove piattaforme.
Le campagne pay per click sono annunci a pagamento acquistati con un’asta in tempo reale su piattaforme come Google Ads, Meta Ads, LinkedIn Ads, Pinterest Ads e TikTok Ads.
L’inserzionista paga quando una persona clicca sull’annuncio, e molte piattaforme permettono anche l’acquisto a impression.
Il costo dipende dalla concorrenza sulle stesse parole chiave e sugli stessi pubblici.
Ogni piattaforma intercetta le persone in un momento diverso del percorso d’acquisto. La scelta dipende da dove si trova la domanda per ciò che offri.
Annunci sulla rete di ricerca, display, Shopping e YouTube.
È la piattaforma della domanda espressa: compari quando una persona cerca quello che offri. È adatta a chi vende servizi o prodotti per cui esistono ricerche attive.
Pubblicità su Facebook e Instagram, con pubblici costruiti su interessi, comportamenti e somiglianza con i clienti esistenti.
È adatta a far conoscere un’offerta a chi ancora non la cerca e a riportare sul sito chi l’ha già visitato.
Annunci per chi sta progettando un acquisto: casa, moda, food, viaggi.
Su Pinterest le persone raccolgono idee, e l’annuncio entra nel momento in cui la scelta prende forma.
Pubblici selezionati per ruolo, settore e dimensione aziendale.
È la piattaforma del business to business: il costo per clic è più alto, compensato dalla precisione con cui raggiunge chi decide.
Video brevi in formato verticale per raggiungere persone che scoprono prodotti attraverso i contenuti.
Dà risultati quando l’azienda adotta il linguaggio della piattaforma e produce creatività native.
Le strategie di offerta automatiche di Google e Meta usano l’intelligenza artificiale per decidere, asta per asta, quanto offrire.
Lavorano bene quando ricevono il segnale giusto: se misurano i clic, cercano clic; se misurano contatti qualificati, cercano contatti qualificati.
Il nostro lavoro è scegliere quel segnale, alimentarlo con dati puliti e verificare ogni settimana che l’algoritmo vada nella direzione dell’azienda.
La pubblicità sui motori di ricerca risponde a una domanda già espressa: l’annuncio compare quando una persona cerca un prodotto o un servizio.
La pubblicità sui social crea la domanda: raggiunge persone scelte per interessi e comportamenti mentre scorrono i contenuti.
La prima intercetta chi è pronto a scegliere, la seconda fa conoscere l’azienda a chi ancora non la cerca.
L’investimento ha due voci distinte.
Il valore di entrambe si definisce sul progetto, a partire da questi fattori:
I primi dati affidabili arrivano dopo alcune settimane: è il tempo che serve agli algoritmi per completare la fase di apprendimento e alle conversioni per accumularsi in numero sufficiente a distinguere ciò che funziona.
Il metodo resta lo stesso; cambiano le domande che le persone si fanno, i canali che rendono e i tempi della decisione. Questi sono i quattro ambiti in cui abbiamo la profondità maggiore.
Prenotazioni per i ristoranti, vendite per gli e-commerce alimentari, distributori per i produttori: ogni obiettivo ha la sua piattaforma e la sua misura.
Prenotazioni dirette che riducono la dipendenza dalle OTA, con campagne su ricerca e social che seguono la stagionalità.
Annunci visivi su Meta, Pinterest e TikTok che rispettano il posizionamento del marchio e misurano le vendite oltre alla visibilità.
Richieste qualificate per studi professionali e società finanziarie, nel rispetto delle regole che le piattaforme applicano ai servizi regolamentati.
Quattro criteri aiutano a scegliere.
Il costo ha due voci: il budget che si paga alle piattaforme e il compenso per la gestione. Entrambe dipendono da quattro fattori: il numero di piattaforme, la concorrenza nel settore, la quantità di produzione creativa e l’obiettivo di costo per contatto.
Per questo il valore si definisce sul progetto, dopo aver stabilito che cosa la campagna deve produrre e quanto può costare al massimo ogni contatto.
Il mestiere resta lo stesso: scegliere il pubblico, il messaggio e il momento giusto, come quando si pianificava uno spazio su un quotidiano o su un mensile di settore.
Cambia il modo in cui si paga: lo spazio a listino si acquista per la presenza, il pay per click si paga quando una persona risponde all’annuncio. Per l’imprenditore significa poter collegare ogni euro a una risposta misurabile e spostare il budget mentre la campagna è in corso, invece di attendere la fine.
Dipende dalla complessità del progetto. Un freelance esperto è una buona scelta per una sola piattaforma con un obiettivo semplice.
Quando le piattaforme sono più di una e servono produzione creativa, pagine di destinazione e tracciamento, entra in gioco un team con competenze diverse che lavora sullo stesso obiettivo.
In entrambi i casi il criterio è lo stesso: chi misura il costo per contatto e condivide i dati in modo trasparente.
Tre indicatori descrivono la salute di una campagna. Il costo per clic dice quanto costa portare una persona sul sito.
Il costo per acquisizione dice quanto costa ottenere un contatto o una vendita. Il ritorno sulla spesa pubblicitaria dice quanto fatturato produce ogni euro investito. Si leggono insieme, con il tracciamento delle conversioni attivo dal primo giorno.
Sì, e nella maggior parte dei casi conviene. Le strategie di offerta automatiche calcolano a ogni asta quanto offrire, in base alla probabilità che quel clic diventi una conversione.
Danno il meglio quando hanno un obiettivo chiaro e abbastanza conversioni da cui imparare.
Restano un lavoro di persone tre cose: la scelta dell’obiettivo, l’esclusione dei termini irrilevanti e il controllo dei risultati.
Sì, perché lavorano su tempi diversi. Il pay per click porta visite dal primo giorno e permette di capire in poche settimane quali parole chiave generano contatti. Il posizionamento SEO costruisce una visibilità organica che dura nel tempo.
I dati delle campagne indicano su quali temi conviene investire nei contenuti, e i contenuti posizionati riducono la spesa sulle ricerche più costose.
L’annuncio porta la persona sul sito; la pagina decide se diventa un contatto.
Quando la pagina mantiene la promessa dell’annuncio, si carica in fretta e chiede una sola azione chiara, il tasso di conversione sale e il costo di ogni contatto scende.
Google valuta anche l’esperienza sulla pagina nel punteggio di qualità, che incide sul costo per clic.
Nel primo incontro con Factory Communication guardiamo insieme le campagne attive, oppure il punto di partenza.
Definiamo che cosa vale come contatto per la tua azienda e quanto può costare. Esci con un’idea chiara delle piattaforme su cui conviene investire e di come misurarle.