Competenze · Contenuti generati dagli utenti

Trasformare i contenuti dei tuoi clienti in campagne

Il materiale migliore che hai lo hanno già girato loro

un gruppo di ragazzi fa una foto in un ristorante

Ogni giorno qualcuno fotografa il tuo prodotto, registra una storia dentro il tuo locale, mostra ai propri contatti una cosa che ha comprato da te.

Quel materiale esiste già, e nella quasi totalità dei casi resta dov’è.

Non perché sia brutto: perché nessuno lo ha chiesto, e senza un consenso scritto non può finire in una campagna.

Qui sotto trovi come si costruisce il flusso che lo raccoglie, quale liberatoria serve per riutilizzarlo, quali formati rendono in advertising e su quali indicatori si misura il risultato.

Le aziende per cui questo lavoro produce risultati

Funziona dove esistono già clienti che parlano del prodotto, e dove quel materiale oggi non viene raccolto in modo ordinato.

  • Ecommerce che hanno bisogno di prova sulle schede prodotto oltre alle recensioni testuali
  • Attività con luoghi fisici, dove le persone fotografano e registrano spontaneamente
  • Marchi che investono in advertising e cercano creatività che non sembri pubblicità
  • Aziende con una base di clienti fedeli mai coinvolta in modo strutturato
  • Imprese che vendono prodotti d’uso quotidiano, dove la dimostrazione conta più della descrizione
  • Aziende che hanno già ricevuto contenuti dai clienti e non sanno se possono usarli

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Come lavoriamo: il metodo FARO

FARO è il metodo con cui affrontiamo ogni progetto. Applicato a una campagna, seleziona i creator, tiene insieme la scelta dei profili, la qualità di ciò che producono e il diritto di riutilizzarlo.

Chi possiede i contenuti girati dai clienti?

I contenuti restano di chi li ha creati. L’azienda può ripubblicarli solo con un consenso scritto che indichi canali, durata e ambito d’uso: un commento entusiasta o un tag non equivalgono a un’autorizzazione.

Per l’uso pubblicitario serve una liberatoria esplicita, perché la ripubblicazione organica e l’advertising a pagamento sono due cose diverse.

Che cosa comprende il servizio

Un contenuto raccolto bene vale per anni

La differenza fra una ricondivisione e un patrimonio di contenuti sta in una firma.

Un video ricevuto senza consenso vive il tempo di una storia; lo stesso video, accompagnato da una liberatoria che indica canali e durata, alimenta campagne, schede prodotto e materiale per il punto vendita per tutto il periodo concordato.

È la parte meno visibile del lavoro, ed è quella che determina quanto vale.

I formati che rendono di più in advertising

Il video girato da un cliente funziona per una ragione precisa: nei primi secondi non sembra un annuncio.
Questa qualità si perde quando il formato è sbagliato, quindi conviene chiedere fin dall’inizio ciò che servirà davvero.

Dimostrazione d'uso

Il prodotto mostrato mentre viene usato, nel contesto reale in cui vive. È il formato che regge meglio come creatività pubblicitaria, perché risponde alla domanda che la persona si sta facendo.

Reazione

Il momento dell'apertura, della prima prova, del primo assaggio. Funziona sui lanci e sui prodotti dove conta l'effetto immediato, e si ottiene solo chiedendolo prima che il cliente riceva il pacco.

Prima e dopo

Due stati a confronto, dove il risultato è visibile. Adatto a servizi e a prodotti che trasformano qualcosa, chiede una raccolta distribuita nel tempo e un consenso che copra entrambi i momenti.

Racconto in prima persona

Il cliente che spiega perché ha scelto e come si è trovato. È il formato più vicino a una testimonianza, e il più efficace sulle pagine del sito e nelle schede prodotto.

Come si misura l'effetto dei contenuti dei clienti sulle vendite?

Confrontando i contenuti dei clienti con quelli prodotti internamente, a parità di pubblico e di spesa.

In advertising si guarda il costo per risultato; sulle schede prodotto, il tasso di conversione delle pagine che li mostrano rispetto a quelle che ne sono prive.
Serve una misurazione parallela, altrimenti resta un’impressione.

Da che cosa dipende l'investimento

Qui il costo del contenuto è basso per definizione, perché lo produce chi già usa il prodotto.

L’impegno si sposta sul lavoro che rende quel materiale raccoglibile, utilizzabile e misurabile.

  • L’ampiezza della base di clienti da coinvolgere e i canali attraverso cui raggiungerla
  • La complessità del flusso di raccolta, dal semplice invito dopo l’acquisto a un percorso su più momenti
  • Gli incentivi previsti, che possono essere riconoscimento, vantaggi o premi
  • La quantità di materiale da selezionare e preparare, che cresce con il successo della raccolta
  • L’ambito dei diritti richiesti: sola ripubblicazione organica oppure uso pubblicitario, con durata e canali definiti, insieme agli obblighi di trasparenza quando il contenuto diventa pubblicitario
  • La profondità della misurazione, dal riepilogo al confronto strutturato con il materiale interno

I primi contenuti arrivano in genere entro poche settimane dall’avvio della raccolta.
Definiamo il perimetro in un incontro, poi mettiamo per iscritto che cosa comprende.

I settori in cui lavoriamo

Il metodo resta lo stesso; cambiano il linguaggio, i canali che rendono e le stagionalità.

Domande frequenti

Un cliente mi ha taggato: posso usare la sua foto in una campagna?

Il tag rende il contenuto visibile, e non concede alcun diritto di riutilizzo. Per ripubblicarlo serve un consenso scritto; per usarlo in advertising serve una liberatoria che indichi canali, durata e ambito d’uso.

Chi concede, che cosa concede, su quali canali il contenuto può comparire, per quanto tempo, se è previsto l’uso pubblicitario e se il nome della persona verrà mostrato. Il testo va validato dai tuoi consulenti legali.

Chiedendolo nel momento in cui l’esperienza è appena avvenuta, spiegando che cosa serve e che cosa si riceve in cambio. Il riconoscimento pubblico funziona spesso più di un premio materiale.

I primi arrivano da persone che hanno comprato, senza compenso e senza brief. I secondi sono commissionati e prodotti su specifica. Cambiano il grado di controllo, i tempi e il tipo di credibilità che portano.

Un blocco iniziale di alcune decine di contenuti permette di capire quali formati funzionano. La raccolta continua alimenta poi il flusso, e il numero cresce con la qualità della richiesta.

Quando viene usato in advertising o pubblicato dietro compenso sì. La ripubblicazione organica di un contenuto spontaneo segue regole diverse, e il confine va verificato caso per caso.

Non entrano nella raccolta, e restano dove sono. Un contenuto critico è un’informazione utile per l’azienda, tuttavia il flusso di raccolta serve a costruire materiale utilizzabile, non a gestire la reputazione.

Su volumi piccoli si lavora con gli strumenti che l’azienda ha già. Le piattaforme dedicate diventano utili quando i contenuti da raccogliere e archiviare crescono, e la scelta si fa in quel momento.

Guardiamo insieme che cosa hanno già girato i tuoi clienti

Un incontro serve a capire quanti contenuti circolano oggi, dove finirebbero se li raccogliessimo e quali diritti servono per portarceli.
Da lì escono il flusso di raccolta, il testo del consenso e gli indicatori su cui misurare.
Factory Communication lavora con aziende e PMI in tutta Italia, con sede a Milano e a Crema.

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